
«Ammuri, ammuri, ammuri. Ma chi fringuellaggine!
Chi me lo doveva dire a me chi propiu l’ammuri m’avrebbe rovinata!
A mmia, che dovevo soffocarmi dell’adorazione du signore, e tutti gli altri soffocare insieme a me.
Pietà Signore mio se per Superbia invocai lo nome tuo senza la S dell’infinità Superiorità, quindi maiuscola, enormemente maiuscola, tamquam semper minuscola est mea vita in certamen et peccamen, ammen ammen!
Era il 250 dopo la venuta di Cristo, tenevo all’epoca una bella scuola in franchising di catechismo. L’attività pareva buona, molto da faticare a Catania non ci stava e mi accattai la licenza per insegnare come si ama Dio.
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